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Incontri a Ferragosto 4
LauraPullaTrav
14.03.2026 |
1.064 |
4
"Ogni volta che uno di loro si avvicinava, l’altro reagiva con un gesto lieve, come se il desiderio fosse condiviso e coordinato senza bisogno di parole..."
Dopo quell’incontro improvviso con Vito, tornai verso la macchina con il cuore che batteva ancora forte. Giuseppe era appoggiato allo sportello, le braccia conserte e quel sorriso appena accennato che ormai avevo imparato a riconoscere. Non disse nulla mentre salivo, si limitò a guardarmi negli occhi come se volesse leggere ogni emozione nascosta dentro di me.Durante il tragitto verso la festa parlavamo poco. Ogni tanto la sua mano si posava sulla mia, stringendola con quella forza tranquilla che lo caratterizzava. Quando tornammo alla casa di campagna, gli altri erano ancora sparsi tra il giardino e il portico. Nessuno fece troppe domande sul nostro ritardo: arrivammo con le bottiglie di vino e la serata riprese tra chiacchiere, risate e bicchieri che si riempivano continuamente.
Io però sentivo addosso gli sguardi dei due fratelli. Giuseppe ogni tanto mi sfiorava passando dietro di me, mentre Vito mi osservava da lontano con quell’intensità che faceva correre brividi lungo la schiena. Quando verso sera gli ospiti iniziarono a salutarsi e a rientrare in città, ci scambiammo solo poche parole, ma capii che quella storia non era affatto finita.
Passarono alcuni giorni. Una sera, mentre ero a casa a Palermo, il telefono vibrò. Era un messaggio di Giuseppe: poche parole, dirette, come lui. Mi chiedeva se fossi sola. Risposi di sì. Dopo qualche minuto arrivò un secondo messaggio: sarebbero passati a trovarmi lui e suo fratello.
Quando il campanello suonò, avevo già capito chi fosse. Aprii la porta e me li trovai davanti: due figure imponenti nel corridoio del palazzo, ancora con quell’aria da uomini di campagna che sembrava portarsi dietro l’odore della terra e degli animali. Ma quella sera mi videro in modo diverso. Ero vestita come nelle foto che Giuseppe aveva intravisto sul telefono: capelli sistemati, trucco leggero, un abito che metteva in risalto la mia femminilità.
Per un attimo rimasero entrambi in silenzio. Giuseppe fu il primo a sorridere, mentre Vito scosse la testa come se non riuscisse a credere a ciò che vedeva. Entrarono in casa lentamente, osservando ogni dettaglio, quasi con rispetto.
Ci sedemmo a parlare, all’inizio con un po’ di imbarazzo. Raccontavano della loro vita in campagna, delle giornate che iniziavano all’alba e finivano quando il sole tramontava dietro le colline. Io parlavo della città, della mia vita solitaria, delle notti lunghe e dei messaggi che spesso riempivano il telefono.
Piano piano la distanza tra noi si sciolse. Giuseppe mi prese la mano, Vito si avvicinò dall’altro lato del divano. C’era una complicità silenziosa tra loro, quella che nasce tra fratelli che hanno condiviso tutta una vita.
La serata prese un tono diverso, più intimo. Gli sguardi diventavano più lunghi, le parole più basse. Giuseppe mi sfiorava i capelli, mentre Vito, con la sua presenza silenziosa e massiccia, si avvicinava piano, come se volesse assicurarsi che ogni gesto fosse accettato.
A un certo punto mi trovai tra loro due, avvolta dal calore dei loro corpi. Non c’era fretta, ma una curiosità reciproca che cresceva minuto dopo minuto. Le loro mani si incrociavano sulle mie spalle, sulla mia schiena, come se stessero imparando insieme il modo di starmi vicino.
Giuseppe mi attirò a sé e mi baciò lentamente, mentre Vito mi accarezzava la schiena con la sua mano grande e ruvida. Sentivo il contrasto tra la sua pelle segnata dal lavoro nei campi e la delicatezza con cui mi sfiorava, quasi temesse di farmi male.
Le sue dita callose scorrevano piano lungo la mia schiena, fermandosi sui fianchi come se volesse misurarne la forma, mentre Giuseppe mi teneva stretta a sé con un calore che mi faceva tremare.
I loro sguardi si incrociavano spesso sopra di me, pieni di complicità e un’intensità che faceva vibrare l’aria attorno a noi. Ogni volta che uno di loro si avvicinava, l’altro reagiva con un gesto lieve, come se il desiderio fosse condiviso e coordinato senza bisogno di parole.
I due fratelli si scambiavano sguardi complici, quasi divertiti dalla situazione inattesa. A tratti sembravano tornare ragazzi, con quella complicità semplice di chi si capisce senza parlare. Io mi lasciai guidare da quella strana armonia che si stava creando tra noi tre.
La notte scivolò lenta. Ci spostammo dal divano alla camera, tra risate soffocate e momenti di silenzio in cui il tempo sembrava fermarsi. Mi sentivo circondata dalla loro presenza: uno mi stringeva mentre l’altro mi accarezzava, poi si scambiavano di posto con naturalezza, come se avessero sempre saputo come muoversi insieme.
A volte mi trovavo stretta tra i loro corpi possenti, sentendo il calore dei loro petti contro la mia schiena e il loro respiro vicino al collo, mentre le loro mani scorrevano lente sui fianchi e sulle gambe.
Il letto scricchiolava appena mentre ci muovevamo lentamente, e io sentivo le loro braccia che mi trattenevano come se non volessero lasciarmi andare, uno davanti e l’altro dietro, in un abbraccio che sembrava non finire mai.
Non era solo desiderio. C’era qualcosa di più profondo, quasi una fiducia istintiva. In certi momenti restavamo semplicemente vicini, ascoltando il respiro degli altri due, come se quel piccolo spazio fosse diventato un mondo a parte.
Le loro mani si cercavano sopra la mia pelle, quasi coordinandosi senza bisogno di parole, mentre io ridevo piano per quell’inaspettata complicità tra i due fratelli.
Ogni volta che ci abbracciavamo, i loro baci erano lunghi e intensi, sulle guance, sulla fronte e sulle labbra, con quella passione sottile che mi faceva sentire desiderata senza bisogno di altro.
Mi muovevo tra loro con naturalezza, avvolta tra i loro corpi, sentendo il calore di entrambi e la loro energia potente che mi faceva vibrare dall’interno. Ogni contatto, ogni carezza, faceva salire un brivido che sembrava attraversarmi da capo a piedi, mentre i loro respiri si mescolavano al mio.
A volte mi sentivo sospesa tra le mani di entrambi, tra i loro sguardi intensi e le loro carezze lente, come se fossimo tre in perfetta armonia, condividendo desiderio e calore senza parole.
Ogni bacio che ricevevo da uno era seguito da un gesto lieve dell’altro, come se giocassero insieme a farmi sentire desiderata da entrambi, creando un’intimità dolce e avvolgente.
Il calore dei loro corpi mi avvolgeva, e il loro respiro affiancato al mio creava un ritmo tutto nostro. Mi sentivo parte di una connessione intensa e speciale, sospesa tra attenzione, desiderio e complicità.
Quando la notte era ormai avanzata, restammo tutti e tre sdraiati a parlare piano. Giuseppe teneva un braccio sotto la mia testa, mentre Vito era accanto a noi, la sua mano intrecciata alla mia.
Prima di andare via, Giuseppe mi guardò con quel sorriso calmo e disse che la campagna non era poi così lontana dalla città. Vito annuì, con lo stesso sguardo intenso.
Capii allora che quella storia nata quasi per caso a una festa di Ferragosto non si sarebbe fermata lì. Tra noi tre si era creato qualcosa di insolito e difficile da spiegare: un equilibrio fatto di desiderio, complicità e baci che facevano correre brividi lungo la schiena, e di quella strana sensazione di appartenerci un po’ tutti e tre, come se fossimo immersi in una passione condivisa e armoniosa che nessuno dei tre avrebbe mai dimenticato.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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